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venerdì 27 agosto 2010

CHI E' L'INFERMIERE 2 PARTE

L'infermiere è colui che ti accoglie quando entri in ospedale, che ti da un letto rifatto ogni giorno, che veglia su di te quando dormi e quando tutto il resto del mondo dorme, che ti distribuisce il vitto, ti accudisce, coglie ogni cambiamento del tuo stato di salute o emotivo, che corre quando tu chiami, è colui che si fa carico di tutto il lavoro della corsia anche con uno stipendio che è uguale a quello di un portantino, che ricorda al medico chi sei e cosa hai e cosa hai in programma di fare, ma soprattutto è colui che conosce il tuo nome a  volte anche la tua storia e le tue confidenze, per lui non sei un drg stampato su un foglio che porta guadagno.
Senza di lui non prenderesti le medicine, non faresti prelievi, non metteresti flebo.
Quando manca il personale di supporto si fa anche da personale delle pulizie, centralinista, elettricista, idraulico, segretaria e  caposala.
Senza di lui il medico non saprebbe dove mettere le mani in reparto, dove prendere le informazioni sulla tua salute, dove trovare fogli, cartelle cliniche e i vari strumenti di cui hai bisogno durante il tuo ricovero.
Se c'è uno sciopero c'è sempre un infermiere che è precettato per poter correre in caso tu avessi bisogno di aiuto e organizza tutta la giornata come un normale giornata lavorativa e non solo le urgenze!!
L'infermiere è anche colui al quale non viene riconosciuto il lavoro usurante, non vengono pagati gli straordinari, non ha il personale di supporto che lo aiuta in quei compiti che può delegare, al quale gli viene bloccato lo stipendio per i prossimi tre anni, che viene classificato come "fannullone" da Brunetta quando invece si fa in quattro per far quadrare tutta la sanità ospedaliera e fa turni massacranti perchè la nuova finanziaria non rimpiazza gli infermieri mancanti.
Se volete l'infermiere è anche colui che se gli metti una scopa nel culo ti pulisce anche i pavimenti, ma per il codice deontologico è solo il responsabile dell'assistenza infermieristica.
Da un'infermiera incazzata!

mercoledì 25 agosto 2010

CHI E' L'INFERMIERE...


Dopo un pò di meritata vacanza (per modo di dire, visto che con 2 bimbi piccoli è un pò difficile fare vacanza!), eccomi qui di ritorno al mio blog... In questi giorni mi sono chiesta se la gente sa veramente chi è e cosa fa l'infermiere. Ho letto di un'associazione nata da poco tempo ma che opera da diversi anni nel territorio di Monza, di nome NURCITY - gli infermieri incontrano la città (chi volesse saperne di più può visitare il sito internet www.nurcity.it) che si prefige come obiettivo quello di far conoscere questa professione alla società, soprattutto ai ragazzi delle superiori, in modo da poter orientare meglio quelli che un giorno potrebbero essere gli infermieri di domani. Un'ottima iniziativa, e dovrebbero essere molte di più le iniziative di questo genere per poter far conoscere alla gente quello che realmente fa un infermiere, cosa rappresenta nella realtà sociale e sanitaria di oggi, non più il lava padelle o lo "spala merda" di un tempo, ma un vero professionista responsabile della salute dell'uomo e della società.
Su questo neanche il nostro caro Collegio ci da una mano con definizioni scarne  e di poco impatto sociale, infatti  il nuovo codice deontologico del 2009 definisce l'infermiere come il professionista sanitario responsabile dell'assistenza infermieristica, e cosa sarebbe questa assistenza infermieristica?? Io che sono infermiere lo so, ma chi non è del settore, un comune cittadino che vuole sapere cosa sia un infermiere oggi e si trova davanti a questa definizione riesce a comprendere cosa è e cosa fa l'infermiere?? Anche lui penso poteva tirar fuori una risposta del genere da solo. Così all'art. 2 del suddetto codice si da una spiegazione di cosa sia questa così importante assistenza infermieristica: "L’assistenza infermieristica è servizio
alla persona, alla famiglia e alla collettività.Si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari
di natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale ed educativa." tutte grandi parole...ma stringendo, venendo al nocciolo della questione, cosa è questa assistenza infermieristica?
Non è una definizione che riesce a spiegare il processo di anni ed anni di cambiamenti.
...continua

mercoledì 28 luglio 2010

ACRONIMI NELL'EMERGENZA SANITARIA

In un bel sito di emergenza sanitaria ho scovato alcuni acronimi più conosciuti degli operatori del soccorso e ve li riporto, io molti di questi nn li conoscevo mica...c'è sempre da imparare.


Per ricordare i farmaci che possono essere somministrati nel tubo tracheale: ALAN
A - Adrenalina
L - Lidocaina
A - Atropina
N - Naloxone



Per ricordare il trattamento farmacologico dei pazienti  colpidi da sindrome coronarica acuta: MANO
M - morfina
A - Aspirina
N - Nitroglicerina
O - Ossigeno


Per ricordarsi il posizionamento delle periferiche di un ECG partendo dal braccio sx: GIRONEVE
GIALLO -braccio sinistro
ROSSO - braccio destro
NERO - gamba sinistra
VERDE - gamba destra


Per ricordarsi i principali sintomi delle tachi o bradiaritmie: ODDIO
O - Obnubilamento
D - Dispnea
D - Desaturazione
I - Ipotensione
O - Oliguria


Per ricordare i principali segni dello stroke: FAST
F - Face: chiedere alla vittima di sorridere e valutare la deviazione della rima buccale
A - Arm: chiedere di alzare le braccia e valutare il deficit motorio
S - Speech: chiedere di pronunciare una frase semplice e valutare se riesce a farlo senza difficoltà
T - Time: Valutare i tempi di insorgenza dei sintomi



Per la valutazione del dolore, specialmente quello toracico:OPQRST
O - onset, origine del sintomo
P - pallation provocation, provocato o attenuato da sforzo, riposo, digitopressione, respiro, farmaci
Q . Quality: dolore oppressivo, costrittivo, continuo o intermittente...
R - Radiation. irradiazione del dolore
S -severity, intensità del dolore
T - time, tempo di insorgenza



GAS: GUARDA, ASCOLTA, SENTI
durante la valutazione della respirazione il soccorritore deve guardare l'espansione del torace, ascoltare eventuali rumori respiratori, sentire il flusso dell'aria espirata dal paziente

MOTORE: MOvimenti, TOsse, REspiro: sono i segni di circolo da ricercare, insieme alla valutazione del polso carotideo e della presenza di atti respiratori normali, nel paziente non cosciente in cui si sospetta un arresto cardiorespiratorio.



DOPES: acronimo per verificare il corretto posizionamento del tubo endotracheale. 
Dislocazione del tubo (esofago, intubzione selettiva)
Verificare, ritirare il tubo o reintubare
Ostruzione del tubo (sangue, secrezioni, corpi estranei)
Aspirare
Pneumotorace
Decompressione
Equipaggiamento difettoso
Sostituire l'equipaggiamento e ventilare con BVM
Stomaco pieno di aria
Posizionare un sondino naso o oro-gastrico

mercoledì 21 luglio 2010

LA DOCUMENTAZIONE INFERMIERISTICA



Oggi, quando si parla di documentazione infermieristica, ci si riferisce principalmente alla cartella infermieristica.
Infatti secondo la definizione di Rodriguez  la documentazione infermieristica che entra a far parte della cartella clinica (ovvero la cartella infermieristica) è la rappresentazione in forma scritta degli atti compiuti dagli infermieri in relazione ad una determinata persona, dei rilievi effettuati sulla medesima, delle informazioni raccolte, nonché dei dati di carattere progettuale inerenti la pianificazione dell’intervento assistenziale di competenza infermieristica e delle connesse valutazioni.
La documentazione è importante per:
Definire gli aspetti centrali dell’assistenza infermieristica;
Contribuire alla qualità dell’assistenza;
Contribuire alla trasparenza del trattamento sanitario;
Differenziare le responsabilità;
Fornire i criteri per la revisione e la valutazione dell’assistenza;
Fornire i criteri per la classificazione dei clienti;
Fornire dati per revisioni amministrative o legali;
 Aderire agli standard previsti dalla legislazione o dall’accreditamento;
Fornire dati ai fini di ricerca e sperimentazione.
Il contenuto della cartella infermieristica varia in funzione delle singole realtà operative
e dei loro profili organizzativi. In linea generale le informazioni da riportare nella
documentazione corrispondono alle funzioni contemplate dal DM n. 739/94
Regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo profilo
professionale dell’infermiere.

L’evoluzione dell’assistenza, l’affermazione di una maggior centralità della persona nel percorso di cura, l’affermazione del nursing come disciplina autonoma, fanno si che l’infermiere sia sempre più consapevole del ragionamento diagnostico che lo porta ad identificare i problemi della persona, ad ipotizzare un percorso di risoluzione per il bisogno assistenziale e della gestione dell’assistenza del paziente.
La cartella infermieristica è, unitamente alla documentazione medica, parte integrante della cartella clinica che, come definito nel Manuale della Cartella Clinica della Regione Lombardia, è “la raccolta organica e funzionale dei dati attinenti ai singoli casi di ricovero quali, ad esempio, (...) la documentazione dei professionisti sanitari non medici”.
Documentazione infermieristica e documentazione clinica sono dunque due realtà integrate in funzione del fine comune della tutela della salute della persona e della collettività.
L’inquadramento giuridico della cartella infermieristica non è impresa semplice in quanto non esiste una norma specifica che regoli tale documento in modo dettagliato, ma essendo assimilata alla cartella clinica è considerata a tutti gli effetti atto pubblico redatto da pubblico ufficiale.
La nozione  e l’efficacia di atto pubblico sono descritte negli articoli 2699 e 2700 del codice civile come “il documento redatto, con le richieste formalità, da un notaio o da un altro pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede nel luogo dove l’atto è formato” e che “fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonché delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti”.
Anche la documentazione infermieristica, essendo parte integrante della cartella clinica, deve assicurare il rispetto dei requisiti richiesti per gli atti pubblici. Tali requisiti si suddividono in sostanziali e formali.
I requisiti sostanziali sono: Veridicità, completezza e precisione, chiarezza e tempestività.
I requisiti formali sono:
Ø  Indicazione del luogo in cui si svolgono gli accertamenti;
Ø  Indicazione della data, ora dell’accertamento;
Ø  Precisazione del nome, cognome e firma di chi esegue le annotazioni;
Ø  Precisazione sulla fonte delle informazioni raccolte circa la storia e i bisogni attuali dell’assistito;
Ø  Intelligibilità della grafia;
Ø  Accorgimenti e cautele in caso di necessità di correzioni di errori materiali.

Alcune regole per una corretta compilazione della documentazione possono essere:
v  Riportare sempre nome, cognome dell’utente, nonché la data che include giorno, mese, anno e ora per tutte le registrazioni;
v  Utilizzare inchiostro indelebile e avere una grafia chiara e comprensibile;
v  Usare un linguaggio e una terminologia tecnica corretta e verificata;
v  Usare simboli e abbreviazioni purché concordati e note da tutto il team sanitario, prevedendo una legenda consultabile;
v  Compilare la documentazione per se stessi, mai per conto degli altri, assumendosi la responsabilità delle proprie registrazioni;
v  Non inserire opinioni personali;
v  Non strappare pagine ne usare scolorine o bianchetti, ma correggere l’errore tracciandovi sopra una linea in modo che sia leggibile e scrivendo la correzione di seguito;
v  Non aggiungere informazioni dimenticate utilizzando spazi ristretti;
v  Non lasciare spazi vuoti tra una registrazione e l’altra;
v  Firmare in modo leggibile,  l’uso di sigle è consentito solo se le stesse sono depositate.
(Stralcio tratto dalla mia tesi per coordinamento)



lunedì 19 luglio 2010

EMOGASANALISI...QUESTA SCONOSCIUTA 2

Sicuramente per lunghi decenni l’argomento è stato presentato allo studio dei profani in modo così complesso ed ostico da scoraggiare spesso anche i più volenterosi.
La introduzione del “logaritmo” e del “pK” nell’equazione di Henderson-Hasselbach disorienta e spaventa chiunque non abbia già dimestichezza con queste grandezze, tanto da scoraggiare qualsiasi tipo di approccio. Nella pratica clinica di tutti i giorni e soprattutto nell'ambito dell'urgenza necessita un approccio per alcuni aspettisemplicistico, tuttavia corretto ed immediato.
L’organismo umano, per effetto del suo metabolismo, produce acidi in continuazione; anzi molti alimenti e bevande che comunemente usiamo sono forieri di acidi, e quindi di idrogenioni (H+); persino la soluzione “fisiologica” è fortemente acida!.
. L’organismo si difende contro le variazioni della concentrazione idrogenionica con i sistemi “tampone”, che, anche se immediati nell’intervento, costituiscono una fonte limitata ed esauribile (circa 2400mMoli). I polmoni intervengono nel giro di pochi minuti; i reni nel giro di diverse ore e completano il loro intervento solo dopo due o tre giorni.
Il pH normale è 7,40 ed oscilla tra 7,35 e 7,45; al di sotto di questi valori andiamo in acidemia, al di sopra in alcalemia. Valori che superano il 7,80 o scendono al di sotto di 6,80 costituiscono un pericolo “mortale”.
 il pH è sostanzialmente dato dal rapporto tra l’attività del rene e l’attività del polmone ( pH = pK + log [HCO3-] / [H2CO3]), ovvero tra la componente metabolica (lenta) e la componente respiratoria (rapida).
Infatti l’H2CO3 non è altro che CO2 sciolta in acqua.
Se però andiamo a riprendere la prima intuizione di Henderson, risalente al 1909, vediamo come essa risulti essere molto più semplice perché al posto del pH si prende in considerazione la concentrazione idrogenionica, che di fatto costituisce il vero problema: [H+] = K x [H2CO3] / [HCO3-]; maggiore è la [H+], maggiore sarà l’acidità; minore è la [H+] minore l’acidità. Il rapporto tra [H+] e acidità diventadiretto e lineare. La concentrazione idrogenionica, e quindi il grado di acidità di una soluzione dipende dal rapporto tra la funzione polmonare e quella metabolica, CO2/HCO3-. Questo concetto è forse più immediato. Infatti più CO2 viene trattenuta,più elevata sarà la [H+] e di conseguenza l’acidemia.

Come approcciarsi alla lettura di un’EGA?
Una lettura cosiddetta “a tappe” può costituire quel giusto metodo per unapproccio semplice, rapido e globale.
Al I step troviamo l’O2
Al primo gradino troviamo la pressione parziale di ossigeno (PaO2). E’ la prima informazione da ricercare perché di ipossia si muore anche in tempi brevi e perché può spiegarci alcuni disturbi dell’equilibrio acido-base. Inoltre ci consente di stabilire in tempi brevissimi, come già accennato in precedenza, un valore di relativa sicurezza che è rappresentato da una PaO2 superiore ai 60 mmHg. Inoltre possiamo derivarne importante informazioni circa lo scambio gassoso del paziente calcolando P/F (PaO2/FiO2) e D(A-a)O2. Il
rapporto P/F che nel soggetto normale che respira in aria ambiente ha un valore superiore a 450, costituisce un indicatore rapido, ma efficace, e cosolidato dalla letteratura, dello scambio intrapolmonare dei gas. Esso infatti, correlando la FiO2, cioè la percentuale di ossigeno inspirata dal paziente, alla risposta in termini di PaO2, consente di evidenziare l'entità dell'effetto shunt intrapolmonare. Analogamente, e per gli stessi motivi,
questo indice può essere utilizzato per monitorare l'efficacia del trattamento ventilatorio e la risposta del paziente ad esso: una PaO2 di 90 mmHg può essere del tutto normale in un paziente che respira in aria ambiente, ma indica uno scambio intrapolmonare del tutto insufficiente se il paziente è assistito con una FiO2 elevata.
La formula per il calcolo della D(A-a)O2 è la seguente: [(760-47) X FiO2] -(PaCO2/0,8) - PaO2. Nel paziente che respira in aria ambiente la suddetta formula può essere così semplificata: 150 - (PaCO2/0,8) - PaO2, e, a grandi linee corrisponde alla formula mnemonica: (età : 4) + 4. Il valore normale di tale indice in aria ambiente è di10-15; valori superiori a 20 indicano l'esistenza di un deficit dello scambio intrapolmonare di O2, mentre valori superiori a 50 sono suggestivi di una grave disfunzione polmonare. L'uso di questo indice non gode degli stessi riscontri in letteratura del P/F; tuttavia, comprendendo nel calcolo il fattore PaCO2, può
costituire un utile ausilio nello screening iniziale di quelle situazioni, come l'embolia polmonare, che si accompagnano ad una sua riduzione. Esso diviene meno attendibile, invece, laddove concomiti ipercapnia.

Al II step troviamo il pH
Sarebbe tutto più lineare se trovassimo la concentrazione idrogenionica, ma per il momento le apparecchiature ci forniscono il pH e pertanto bisogna saper interpretare tale parametro. Il pH ci dice immediatamente se il nostro pz ha una acidemia oppure una alcalemia e costituisce sicuramente l’indicatore più forte dello stato di gravità del nostro pz. La sua lettura ci permette dunque di definire senza nessuna difficoltà la natura del disturbo primitivo.

Al III step troviamo la PaCO2
Il livello della PaCO2 ci permette: 
1.di capire quanto e come ventila il nostro pz(visto che PaCO2 e ventilazione sono inversamente correlate); 
2. di definire prontamente se il disturbo primitivo (responsabile della acidemia o alcalemia) è o meno
respiratorio (acidosi o alcalosi respiratoria).

Al IV step troviamo i bicarbonati (HCO3-)
Quantizzare la riserva alcalina significa poter meglio definire il tipo di disturbo primitivo, qualora la PaCO2 non sia risultata dirimente, (acidosi o alcalosi metabolica).Ma è solo la integrazione dei due dati (PaCO2 e HCO3-) che ci permette di salirel’ultimo gradino della nostra scaletta.

EMOGASANALISI...QUESTA SCONOSCIUTA

Molto spesso, la domanda che gli allievi infermieri pongono più frequentemente  è: "Come si legge un'emogasanalisi??
 Innanzitutto c'è da dire che la pratica dell'EGA è storia recente per l'infermiere, l'abrogazione del mansionario in un primo momento ha creato molti dubbi su quello che l'infermiere poteva e non poteva eseguire. Il parere in merito alla possibilità di eseguire un prelievo arterioso, emanato nella seduta del 23 giugno 2005, nasce da una relazione inviata dall’ “Azienda Sanitaria Locale Latina. Presidio Ospedaliero Nord, UOC di Pneumologia”, con la quale la stessa UOC richiedeva alla Direzione Generale delle Risorse Umane e delle Professioni Sanitarie un parere sul “prelievo emogasanalitico da parte dell’infermiere”. La Direzione in questione inoltrava la richiesta al Consiglio Superiore di Sanità che è organo consultivo del Ministero della Salute.
Il CSS, oltre ad auspicare una omologazione a livello nazionale delle situazioni, esprime parere favorevole all’effettuazione del prelievo arterioso dall’arteria radiale per EGA da parte dell’infermiere, sia in ospedale che in ambulatorio e nell’espletamento di assistenza domiciliare integrata, a condizione che:
l’infermiere ne abbia acquisito la completa competenza secondo le modalità definite dalle vigenti normative;
sia prevista sempre l’esistenza, nella UO o nella struttura sanitaria di riferimento, di un protocollo operativo correttamente redatto, condiviso ed approvato, che sia in grado di: assicurare la buona pratica di tecnica del prelievo arterioso dall’arteria radiale per EGA; garantire l’adozione di ogni utile misura di prevenzione delle complicanze e del necessario trattamento nonché la tempestiva gestione dei rischi connessi.
L'esame consiste in un prelievo arterioso effettuato a livello di polso arterioso (arteria radiale, arteria femorale, arteria brachiale). L'emogas analisi è indispensabile per la diagnosi di insufficienza respiratoria, per valutarne la gravità e seguirne il decorso durante la terapia. L'indagine emogasanalitica è utile anche nella valutazione dei diversi meccanismi fisiopatologici dell' insufficienza respiratoria: l'aumento della pCO2 è infatti espressione di ipoventilazione alveolare.
Permette di misurare i valori di:
  • emoglobina (Hb)
  • ioni idrogeno
  • pO2 60-100 mmHg
  • pCO2 40 mmHg
  • pH 7,35-7,45
Da questi valori, l'analizzatore è poi in grado di estrapolare automaticamente la concentrazione dei bicarbonati nel plasma (normalmente HCO3=21-25 mmol/L), la concentrazione dell'anidride carbonica totale del plasma (TCO2=22-26 mmol/L), la saturazione in ossigeno (SAT=95-99%) e il contenuto totale di O2 nel sangue (O2CT=15-23 vol%).
...continua